I racconti: cronache semiserie di vita da camperista
Ovvero l'incontro tragicomico tra una viaggiatrice e l'universo del camper

Il giorno della partenza giunse anche troppo presto, cogliendomi quasi completamente impreparata e totalmente angosciata nell'osservare la miriade di borsoni, plichi e sacchetti che mi circondavano; il mio cervello era un continuo formicolare di domande del tipo: "Ma questo l'ho portato? E se poi mi servisse anche quest'altro?", mentre la mole dei pacchi attorno a me aumentava vertiginosamente e la mia sicurezza diminuiva proporzionalmente con l'aumentare delle "masserizie". Questo insolito spettacolo era contemplato con occhi di brace dai rispettivi genitori anche perché avevamo deciso di coinvolgere in quel primo viaggio in camper anche la prole.

I pregiudizi avevano la consistenza di un muro di piombo e aleggiavano pesantemente nell'aria: sentenze inespresse e ciononostante chiarissime, oltre che senza appello, mi giungevano da ogni parte, tanto ovvie che mi bastava socchiudere gli occhi per "sentirle"; com'era possibile partire a bordo di un dannato furgone, in tutto simile ad un "carro bestiame", e pretendere che sostituisse le comodità di un buon letto, della cucina e addirittura di un bagno con tanto di doccia! Era anche troppo ovvio, sempre secondo la logica ineccepibile dei nostri genitori, che non ci saremmo lavati per tutto il tempo del viaggio, due settimane che si sarebbero sicuramente rivelate eterne, che non ci saremmo potuti cucinare un pasto decente e che avremmo dormito ammassati gli uni sugli altri; pazienza per noi adulti, in fondo eravamo degli incoscienti e ce lo meritavamo, ma le povere creaturine?

Circondata da pacchi e pacchetti vari e dai due pargoli che frignavano attaccandosi ai miei pantaloni, rimasi in atteggiamento eroico ad aspettare quello che era ormai inevitabile: l'arrivo del marito a bordo del camper appena noleggiato. Quasi non ne ricordavo l'aspetto, anche se ovviamente ero stata a vederlo dal concessionario appena una settimana prima; ma chissà perché l'avevo guardato distrattamente, come se il non conservarne il ricordo potesse posticipare il momento della partenza. Ma ormai non c'era più niente da rimandare, il momento era giunto, insieme al camper guidato dal marito: trovarmelo improvvisamente davanti fu una sorta di shock, di brusco risveglio da qualunque fantasia colorata di rosa avessi potuto coltivare e una sorta di panico si impadronì di me, mentre pensavo: Oddio, com'è piccolo!

(Continua...)

©2012-2019 Mimma Ferrante & Maurizio Karra - Le Vie del Camper - Edizioni Fotograf Palermo
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