I racconti: cronache semiserie di vita da camperista
Ovvero l'incontro tragicomico tra una viaggiatrice e l'universo del camper

Alla fine salpammo! Mi ritrovai appollaiata a bordo di quel 242 Fiat, vero antesignano di un moderno camper, con la consapevolezza che sarebbe stata la nostra "casa" per le successive settimane e decisi di aspettare gli eventi, quali che fossero: chissà, forse sarebbe stata una bella esperienza, forse ci saremmo anche divertiti, forse era vero che con quel tipo di vacanza la libertà era davvero tanta, forse...

I primi chilometri scivolarono via serenamente, così come alta era l'aspettativa, pur con un viaggio all'interno dei confini nazionali, di scoprire quello che c'era oltre l'orizzonte, di entrare finalmente in contatto con le diverse realtà che ci apprestavamo a visitare; certo il motore del "coso" era molto rumoroso e la velocità di crociera, anche su autostrada perfettamente pianeggiante senza l'ombra di una curva o di una salita, non riusciva a superare i 75 km/h, ma dalla posizione sopraelevata del piccolo camper si aveva una bella visuale della strada, degli altri veicoli e dell'orizzonte che sembrava invitare a raggiungerlo al più presto...

I guai cominciarono dopo un paio d'ore quando, in prossimità del primo tratto di strada statale con curve, il figlio maggiore senza alcun preavviso mi vomitò addosso, proprio nel momento culminante della favola che gli stavo raccontando, dopo averla appena inventata; non so se rimasi peggio vedendo lo stato pietoso della mia camicetta o dovendo interrompere di botto il mio sfoggio lirico; so soltanto che rimasi inebetita, desiderando sprofondare nei meandri più nascosti del camper per poter piangere in santa pace. Invece fu necessario un fermo tecnico, non appena fu possibile, per risolvere l'imbarazzante situazione con una buona pulita.

Ma, come se già il primo incidente non fosse sufficiente, si verificò subito il primo di una lunga serie di problemi "interpretativi" della vita in camper, perché per qualche misterioso motivo dal rubinetto del micragnoso lavandino che quel 242 aveva non uscì neanche una goccia d'acqua. Inutile dire che il mio viso aveva ormai assunto la tipica colorazione rosso pomodoro di chi ha perso irreparabilmente ogni parvenza di autocontrollo e che, dalla rabbia, non riuscivo neanche ad articolare una frase compiuta; so soltanto che il mio sguardo assassino doveva essere abbastanza eloquente, perché il marito fece tutto il possibile per risolvere il problema, peraltro senza riuscirci affatto, e dovetti arrangiarmi alla meno peggio con una bottiglia d'acqua minerale che, per fortuna, faceva parte insieme a una miriade di altre vettovaglie, delle numerose masserizie che ci eravamo portati dietro.

Il risultato non fu molto soddisfacente e già dalla prima sera fu necessario fermarsi presso un campeggio per potersi servire adeguatamente dei servizi; rinchiusa dentro la struttura del campeggio rimanevo a fissare il vuoto, disturbata dai rumori dei miei numerosi vicini di piazzola, pensando che non era questo che avevo inteso per libertà. Le mie fantasiose immagini di un camper posteggiato al chiaro di luna davanti ad un laghetto silente o nei pressi di un'affascinante area archeologica o ancora nel cuore stesso di una grande città andavano letteralmente in frantumi, lasciandomi la bocca amara. Ma di necessità virtù e, con la pompa dell'acqua fuori uso, come appurammo al ritorno dal famigerato viaggio, non c'era molta scelta e ancor meno libertà di decidere dove poter pernottare.

(Continua...)

©2012-2019 Mimma Ferrante & Maurizio Karra - Le Vie del Camper - Edizioni Fotograf Palermo
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