I racconti: cronache semiserie di vita da camperista
Ovvero l'incontro tragicomico tra una viaggiatrice e l'universo del camper

Già dalla prima sera dovetti prendere atto di un altro problema che non avevo assolutamente considerato e cioè del contenuto del minuscolo frigorifero che io avevo lasciato ordinatamente riposto e che, alla prima apertura dello sportello, si riversò in un caos indescrivibile fuori dall'elettrodomestico, con i liquidi gocciolanti in ogni dove e i solidi spiaccicati sulle pareti del frigorifero; non vi nascondo che in quell'occasione finalmente piansi! E probabilmente mi fece bene, perché riuscii a capire il motivo di quel macello: io avevo riposto i cibi esattamente come nel frigo di casa, ma non avevo affatto considerato che in quel caso il cibo sarebbe stato costretto a notevoli sollecitazioni dato il movimento globale dei veicolo e che quindi era necessario riporlo con qualche piccola accortezza in più. In effetti dopo la prima sera il cibo rimase ordinatamente dentro il frigorifero e non si sparse in giro per il camper ad ogni apertura dello stesso, ma ormai la frittata del primo giorno era avvenuta!

Pur avendo risolto questo problema ne avevo ancora una miriade da risolvere e non tutti erano all'altezza delle mie capacità: alcuni erano così complessi che forse non ci sarebbe riuscito neanche Einstein, soprattutto tenendo conto che la mia totale inesperienza me li faceva sembrare talmente irrisolvibili da non provarci neanche. Mi limiterò a fare ancora soltanto qualche pietoso esempio, forse soltanto per giustificare, anche se con trent'anni di ritardo, i miei prodigiosi attacchi di panico che non mi consentirono affatto di godermi una vacanza che si sarebbe dimostrata, sotto molti punti di vista, realmente ...unica!

Sono costretta a ritornare con la memoria sempre a quella famosa, disgraziatissima prima sera, dal momento che i nodi al pettine arrivarono quasi tutti contemporaneamente, schiacciando senza pietà il nostro entusiasmo di novellini in un mondo, quello del pleinair, che in quegli anni muoveva comunque i primi rudimentali passi. Al momento di cucinare la pastina ai bambini mi resi conto di non riuscire a far funzionare in nessun modo il fornello e, inutile ribadirlo, neanche il marito riuscì nell'impresa, almeno in quel momento: non ci rimase che pasteggiare con pane e prosciutto, accompagnato però da una superba dose di bile di prima qualità.

Infine, dulcis in fundo, al momento di usare il gabinetto ci rendemmo conto che lo scarico era bloccato e la "scottante" roba rimaneva lì a fissarci spavalda, senza volerne sapere di scivolare giù nel serbatoio apposito (le cassette rimuovibili a quel tempo non esistevano nei pochi camper che venivano costruiti); ma ormai la crisi di panico ci aveva abbandonato, perché perlomeno io ero arrivata a un punto tale di avvilimento che niente poteva più toccarmi; almeno quasi niente.

Infatti quando le poltroncine rifiutarono al primo tentativo di farsi trasformare in un comodo (?) letto matrimoniale, la tentazione di abbandonare il camper alla deriva e di mollare tutto con un magistrale tocco di ammutinamento coniugale devo ammettere che mi sfiorò... Ma poi, per fortuna, dopo innumerevoli tentativi la metamorfosi ebbe luogo e il matrimonio e la vacanza poterono riprendere il loro corso.

(Continua...)

©2012-2019 Mimma Ferrante & Maurizio Karra - Le Vie del Camper - Edizioni Fotograf Palermo
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