I racconti: cronache semiserie di vita da camperista
Ovvero l'incontro tragicomico tra una viaggiatrice e l'universo del camper

Vi è mai capitato di "spazzolare" via la polvere con il tetto del camper dai balconi quasi ad altezza d'uomo di uno degli innumerevoli paesini della nostra bella Italia? In realtà si tratta di un "classico" della vita del camperista, una (dis)avventura capitata a molti di noi; e comincia sempre nel modo più innocente: all'ingresso del paesino in questione si chiede a un residente se il nostro mezzo passa dalla strada che stiamo percorrendo o che dobbiamo imboccare e lui, dopo un'occhiata veloce alla sagoma ingombrante del camper, sentenzia con aria di sufficienza: "Ma certo, da qui passano anche i pullman!".

E così, nonostante le occhiate dubbiose, si prosegue lungo la strada, mentre pian piano quest'ultima si restringe sempre di più davanti allo sguardo sempre più nervoso... A poco a poco gli ostacoli aumentano a vista d'occhio; auto posteggiate anche in divieto che restringono ancora di più la (scarsa) larghezza stradale, segnali stradali che costringono a spostarsi da un lato, curve improvvise e senza visibilità e, dulcis in fundo, i famigerati balconcini ad altezza d'uomo che cominciano inesorabilmente ad avvicinarsi sempre di più al camper che avanza lentamente, donando agli occupanti un superbo attacco di claustrofobia e costringendo ad abbassare la testa, come se in questo modo potesse diminuire anche l'altezza del nostro veicolo.

Il marito in questi casi è costretto a guidare con il massimo della concentrazione e a dar prova delle sue, più che testate, abilità di guida: lo sguardo fisso e pronto a registrare ogni cambiamento, anche impercettibile, l'attenzione spasmodica su quello che gli sta davanti e il cambiamento di rotta, appena accennato, a ogni nuovo imprevisto, lo assorbono completamente. Io, invece, avvolta come un sudario nel silenzio più assoluto per non distrarre il marito, intento nel suo gravoso compito, mi ritrovo a stringere con forza le mani sudate e, quando la tensione raggiunge livelli da camera operatoria, a chiudere gli occhi per non assistere a quello che la mia fantasia sfrenata mi rimanda: il rumore lacerante delle lamiere che si accartocciano attorno all'ultimo spigolo incontrato, l'urto del camper contro il balconcino e la sensazione di ineluttabilità che segue...

Per fortuna il silenzio continua e io mi arrischio ad aprire prima un occhio e dopo l'altro, per ritrovarmi ancora imbottigliata con camper e marito dentro il paesino, sperando che per magia le due ali di case che ci stanno incollate ai lati possano allontanarsi di botto e concederci il passaggio. La scenetta si conclude di norma in due diversi modi: o la mia fantasia si realizza e all'improvviso ci ritroviamo fuori dalla strettoia, pronti a riprendere la strada con un grosso sospiro di sollievo, o invece il marito, vista l'impossibilità di far scontrare la materia, cioè la pietra delle case e la vetroresina del camper, senza danni permanenti, mi intima di scendere e di fargli fare manovra in retromarcia. E a me non rimane che improvvisarmi vigile urbano e far capire alle auto che ci seguono che il nostro mezzo deve fare marcia indietro, a volte per centinaia di metri (sic!) perché proprio da lì, nonostante le assicurazioni dei residenti, non ci passa proprio...

Seguono attimi concitati e improperi per cui anche San Pietro, comprensivo, decide di tapparsi le orecchie; e poi finalmente inizia la manovra mentre i paesani osservano con improbabile distacco la scena, chiamati a raccolta l'uno dopo l'altro dalle voci che corrono nel paese (uno spettacolo gratuito come questo non è di tutti i giorni!). Ma alla fine, in un modo o nell'altro, ci ritroviamo nuovamente liberi: anche questa è vita da camperista! Per non parlare di quella volta in Cornovaglia...

(Continua...)

©2012-2019 Mimma Ferrante & Maurizio Karra - Le Vie del Camper - Edizioni Fotograf Palermo
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