I racconti: cronache semiserie di vita da camperista
Ovvero l'incontro tragicomico tra una viaggiatrice e l'universo del camper

Qualunque camperista, più o meno navigato, conosce il detto, liberamente adattato alla categoria: "Paese che vai, strada che trovi". E in effetti ogni nazione che si visita a bordo del proprio camper ci permette di conoscere a fondo le strade che l'attraversano, nel bene e nel male, divenendo anzi questa l'ennesima caratteristica che da quel momento ci aiuterà a ricordare quel particolare viaggio, con le avventure e gli aneddoti più emozionanti e, perché no, più divertenti, almeno quando si ricorderanno dopo il ritorno a casa. Così ai nostri ricordi di luoghi e persone si uniranno anche quelli delle comodissime autostrade gratuite o dai pedaggi veramente esagerati; quelli delle strade segnate dai "binari" causati dai mezzi pesanti che affossano l'asfalto, o quelli delle tortuose gole scavate nella roccia con strapiombi da un lato e spuntoni di roccia dall'altro, pericolosissimi perché ad altezza di mansarda.

Personalmente, la strada di cui conserverò il ricordo sempre dentro di me con un senso profondo di angoscia si trova in Cornovaglia, nel sud ovest della Gran Bretagna, dove ho vissuto dei momenti davvero ...indimenticabili. Rammento che il marito era impegnato a mantenere la rotta lungo una serie di stradine in cui, oltre a tenere obbligatoriamente la sinistra, si era anche costretti a effettuare una serie di mini-rotonde quasi a ogni incrocio, in grado di impegnare la sagoma extra-large del camper con difficoltà e senza nessun senso logico, dato che gli incroci erano tutti con strade di campagna: uno degli infiniti misteri della psiche anglosassone, destinati a rimanere tali!

All'improvviso, però, la strada ha cominciato minacciosamente a restringersi, mentre ai lati si alzavano due muraglie di vegetazione fittissima, che impedivano la visuale del prato vastissimo su cui correva parallela la strada; metro dopo metro la larghezza stradale si è ristretta a poco più di 2 metri, fino a imprigionarci implacabilmente, mentre la vegetazione cominciava a graffiare le pareti laterali del camper come testimoniavano gli scricchiolii da film dell'orrore che giungevano in cabina; fin quando, quasi all'improvviso, ci siamo resi conto di essere "prigionieri"; ormai neanche le portiere erano in grado di aprirsi e perfino gli specchietti laterali si erano nel frattempo chiusi, pressati dai rami incombenti. Inutile dire che non c'era alcuno spazio di manovra e che non avremmo potuto fronteggiare nessun tipo di ulteriore ostacolo, non dico un altro veicolo, fosse pure una bici, ma sicuramente nemmeno un pedone in senso opposto sarebbe potuto passare accanto al camper! Né avremmo potuto, data la sinuosità del percorso, provare a fare una ormai impossibile retromarcia.

Dentro di me sono seguiti momenti di autentico panico, in cui mi sono ritrovata a respirare con difficoltà, stringendo le mani sudate in una morsa ferrea, mentre il camper avanzava a passo di lumaca portandosi dietro rami e foglie con le fiancate, senza che la strada si decidesse ad allargarsi, senza la più pallida idea di quanto dovesse ancora durare quella tortura, senza la minima visibilità... Ricordo che volevo chiudere gli occhi, per negare la realtà da cui ero circondata, ma il mio sguardo rimaneva invece fisso su quelle barriere vegetali, come se il solo guardarle le potesse rendere inoffensive; mi è balenato il pensiero che avrei dovuto impugnare macchina fotografica e videocamera per documentare quel momento surreale, ma le ossa di gelatina mi hanno impedito di muovermi e sono rimasta lì inebetita, continuando a fissare il camper che avanzava centimetro dopo centimetro in quell'assurdo corridoio vegetale, circondato da ettari di prato smisurati, mentre il marito aveva ormai le nocche bianche a forza di stringere il volante...

Finalmente, dopo un tempo indefinibile, ma in cui sono invecchiata sicuramente di qualche mese insieme al marito, la strada ha cominciato a riallargarsi, le pareti vegetali si sono allontanate dal camper e noi ci siamo ritrovati a svoltare su una strada "umana" in cui poter riprendere una velocità di almeno 30 km/h...

Eh sì! "Paese che vai, strada che trovi"; anche questo fa parte della vita da camperista...

(Continua...)

©2012-2019 Mimma Ferrante & Maurizio Karra - Le Vie del Camper - Edizioni Fotograf Palermo
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