I racconti: cronache semiserie di vita da camperista
Ovvero l'incontro tragicomico tra una viaggiatrice e l'universo del camper

L'homo camperisticus, di cui abbiamo fatto cenno nella puntata precedente, esiste davvero o è solo un'invenzione? Il marito, che su questioni di tal genere ama perdersi in estenuanti studi e finanche nei dibattiti di dotti convegni, mi ha ricordato che si tratta di un problema davvero serio. Gli antropologi di mezzo mondo da ormai un quarto di secolo si interrogano infatti sul quesito senza riuscire a mettersi d'accordo.

Un tentativo, in verità, c'era stato parecchi anni addietro, nel corso del Salone del Camper di Düsseldorf, che aveva ospitato un serioso convegno al quale avevano partecipato, oltre a centinaia di semplici camperisti, decine e decine di dotti per mettere un punto fermo sul tema; ma nel corso del dibattito alcuni antropologi polacchi erano quasi venuti alle mani con quelli della famosa "Scuola di Parigi", intenti a dimostrare l'esistenza, quanto meno in alcune aree dell'Europa, di questo essere, evolutosi dall'homo modernus sapiens; i francesi avevano quasi convinto tutta quanta la platea della loro tesi quando per l'appunto i polacchi di Cracovia avevano provato a dimostrare invece che l'homo camperisticus altri non è se non una sottospecie dell'homo turisticus. Da quel momento, dopo la lite furibonda che ne era scaturita, più nulla: nessun dibattito pubblico, nessuno studio universitario di particolare spessore, solo chiacchiere e poco altro.

Ma, nel mio girovagare col marito da oltre trent'anni sulle strade del mondo, o quanto meno dell'Europa e del Mediterraneo, io ho cercato di raccogliere le prove della sua esistenza e quindi un'idea concreta me la sono fatta; e così, per quanto non sia una cattedratica, proverò a fornire in sintesi un quadro delle ragioni che mi portano ad asserire che, sì, l'homo camperisticus esiste.

La prima prova è legata al fatto che qualcosa di genetico sembra differenziare l'homo camperisticus dal semplice homo turisticus anche quando egli si trova lontano dal suo habitat naturale, il camper: egli infatti non vive in branchi come il viator, e mai mi è infatti capitato di vedere un capobranco di homines camperistici addobbato di ombrellinum alzatum (segno evidente del capobranco degli homines turistici); egli si può spostare in piccoli gruppi ma comunque appare normalmente monogamo e molto legato alla prole, pronto a difenderla in tutti i modi dai vari "agenti esterni". In tale compito l'homo camperisticus è talora accompagnato da altri esseri cui sembra particolarmente legato, a quattro zampe, e questo è un ulteriore fatto che lo contraddistingue in modo netto dal semplice homo viator che evidentemente non è riuscito a raggiungere nella scala evolutiva tale possibilità (anche per l'assenza dell'habitat semovens in rotis).

Poi l'homo camperisticus ha visibilmente una capacità di reperire il cibo a sé consono di gran lunga superiore all'homo turisticus, avendo imparato a portare nei suoi spostamenti gran parte dell'abituale nutrimento per sé e la sua famiglia, cosa del tutto estranea all'homo turisticus che si vede spesso vagare alla ricerca di qualunque cibo in ambienti che possono rivelarsi anche ostili: la prova sono i chili che quest'ultimo perde in itinere, a differenza di quelli che in genere guadagna nel suo vagabondare l'homo camperisticus.

E che dire poi della libertà di movimento dell'homo camperisticus e della sua capacità di fermarsi quando vuole e dove vuole al calar del sole? E della sua capacità di trasporto di manufatti che può trovare lungo il suo percorso senza il vincolo di pesi e dimensioni, grazie ancora una volta al suo habitat semovens in rotis che si rivela una delle più grandi invenzioni dell'umanità!

Chissà perché, quindi, alcuni studiosi di antropologia, di filosofia e di psicologia, ma anche molti epistemologi, e perfino tanti ermeneuti e poeti continuano a pensare che l'homo camperisticus sia geneticamente uguale all'homo turisticus! Magari potremmo provare a spiegarglielo tutti insieme alla prossima Fiera di Parma…

(Continua…)

©2012-2019 Mimma Ferrante & Maurizio Karra - Le Vie del Camper - Edizioni Fotograf Palermo
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