I racconti: cronache semiserie di vita da camperista
Ovvero l'incontro tragicomico tra una viaggiatrice e l'universo del camper

Uno dei modi migliori per imparare la geografia è quello di praticarla strada facendo: infatti quando un semplice nome sulla mappa si trasforma in una località vera e propria davanti ai tuoi occhi, con le strade, i campanili, le vetrine e la gente, è difficile poi che si confonda con un altro nome, perché a quel punto la magia del viaggio avrà fatto il suo corso.

E quando a bordo ci sono dei bambini è una regola che vale ancora di più, perché quando i piccoli si trovano davanti gente che parla una lingua diversa, che abita in case dall'aspetto diverso e che mangia cose diverse, non possono fare a meno di essere curiosi ed elettrizzati di fronte a questo mondo sconosciuto che si apre davanti a loro, affascinandoli come l'universo delle fiabe.

A questo proposito non posso fare a meno di ricordare le reazioni dei miei figli, quando erano piccoli, davanti alle molteplici realtà che si dispiegavano davanti ai loro occhi, in un caleidoscopio di architetture inusuali, abitudini curiose, cibi stravaganti che li affascinavano oltre misura, permettendogli però di imparare "dal vivo" la geografia della porzione di mondo che visitavano. A volte con esiti quasi imbarazzanti, come quando, trovandosi alle elementari, fronteggiavano la maestra esclamando: "Non è come dice lei, io là ci sono stato"! E spesso avevano ragione loro, già forti della loro personale esperienza, nonostante si trovassero soltanto alle elementari.

Ora loro sono grandi, laureati e autonomi. Ma io sono sempre stata molto orgogliosa, insieme al marito, di aver potuto concedere loro la libertà di vedere con i loro occhi una piccola porzione di mondo al di là della realtà quotidiana, permettendogli di fare confronti, di notare le differenze e le diversità, di aprire la mente e il cuore a quello che stava fuori dal "recinto" abituale, che non era né inferiore né superiore a loro. Anche nelle numerose occasioni in cui il nostro camper era visto come una sorta di astronave nei Paesi più lontani che visitavamo, quando ancora in certe zone del nord Africa o della vicina Asia o anche della stessa Europa il turismo in camper era faccenda da pionieri e il contatto con la popolazione locale, incuriosita da quel buffo mezzo metà casa e metà veicolo era dapprima sospettoso, per poi diventare incuriosito e infine di piena e genuina accoglienza.

Tutto questo ha permesso nei figli un'apertura mentale spesso impensabile nei loro coetanei, concedendogli spesso la facoltà del dubbio e sempre il concetto di rispetto per gli altri, anche per quelli così diversi da noi per cultura, religione o razza; perché spesso la diversità è soltanto sinonimo di ricchezza… E oggi, a trent'anni di distanza dalla mia prima esperienza in camper, sono convinta che, se al mondo ci fossero più camper e meno cannoni, il dialogo tra gli uomini potrebbe essere molto più concreto e la pace nel mondo una speranza nelle mani di tutti noi, cittadini del mondo.

Anche questa è vita da camperista!

(Fine)

©2012-2019 Mimma Ferrante & Maurizio Karra - Le Vie del Camper - Edizioni Fotograf Palermo
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